Bollette, uno stop al mercato libero di energia e gas
Con un emendamento
inserito nel ddl Concorrenza, il Governo rinvia di un altro anno (fino a giugno
2019) la fine del mercato "tutelato". La giustificazione:
"Vogliamo evitare l'aumento delle bollette, altrimenti il passaggio sarà
sospeso"
MILANO
- Un emendamento che ha il sapore
della "beffa": se venisse approvato, il ddl Concorrenza sancirebbe
l'ennesima battuta d'arresto delle liberalizzazioni nel settore energia. Sulla
carta si tratta del rinvio di un anno della fine del "mercato
tutelato", che verrebbe così spostato dalla metà del 2018 al giugno dell'anno
successivo. Ma gli operatori ormai si interrogano se di questo passo, ci sarà
mai una totale concorrenza nel mercato elettrico e del gas, come ammette lo
stesso Governo: "Vogliamo evitare che il superamento del mercato tutelato
comporti un aumento delle bollette", nel qual caso "il passaggio al
mercato libero potrebbe anche essere sospeso".
Una dichiarazione di intenti che sconfessa la linea politica tenuta negli
ultimi 20 anni dal governo nel campo delle liberalizzazioni dei servizi, dai
decreti Letta e Bersani in poi, secondo cui il regime della "tutela"
era transitorio. E' accaduto alla fine dell'incontro tra Governo e maggioranza
in cui è stato fatto il punto sul ddl. L'accordo nella maggioranza prevede
l'impegno a far slittare a giugno 2019 il superamento del mercato tutelato nei
settori dell'energia elettrica e del gas previsto nel ddl sulla concorrenza. Lo
ha riferito la capogruppo di Mdp, Cecilia Guerra: "La nostra
preoccupazione principale - ha spiegato Guerra - è quella di evitare che il
superamento del mercato tutelato comporti un aumento delle bollette".
Una linea confermata dallo stesso ministro dello Sviluppo economico Carlo
Calenda: "Ci sarà un aggiornamento dei termini derivante dal fatto che il
ddl Concorrenza è slittato in avanti: ci dobbiamo muovere con grandissima
cautela ed essere sicuri che ci siano tutte le garanzie, che non ci siano
aumenti di prezzi per i consumatori". Stiamo parlando - ha sottolineato -
di una liberalizzazione che impatta su tantissime famiglie, non ci può essere alcun
rischio".
In altre parole, il Governo teme che la fine del mercato "tutelato"
porti a un aumento dei costi per i consumatori. Una tesi condivisa
dell'Autorità per l'energia e il gas: nel suo ultimo documento sui mercati
dell'energia, l'Authority scrive che "le
rilevazioni relative alla spesa sostenuta dai clienti domestici sul
mercato libero sembrano attestarsi su valori mediamente più elevati rispetto ai
regimi di tutela". In altre parole, passando al mercato libero si spende
di più.
Per gli addetti ai lavori, sarà inevitabile in una prima fase attraversare un
periodo di prezzi più elevati, quando tutti i consumatori saranno
"obbligati" a lasciare la "tutela", il regime in cui le
tariffe sulla componente materia prima sono fissate ogni tre mesi dall'Autorità
per l'energia. Spiegazione: nella fase del passaggio, gli operatori -sapendo
che i clienti arriveranno comunque - non avranno interesse ad abbassare le
tariffe: nella fase successiva - come è accaduto per la telefonia mobile -
partirà la concorrenza vera e propria. Soprattutto a mano a mano che
cresceranno i servizi aggiuntivi.
Sarà anche per questo, scrive ancora l'Autorità per l'energia, che il
consumatore non si fida: il 68% delle famiglie non ha ancora lasciato il
mercato tutelato a causa della "limitata conoscenza delle del mercato,
probabilmente a causa di una parziale fiducia nei mercati stessi o
semplicemente per indifferenza al tema". L'Autorità sottolinea anche la
"minore appetibilità per i venditori": in pratica, guadagnandoci poco
gli operatori non hanno grande interesse a farsi la guerra a colpi di offerta
(come avviene invece per la telefonia) per conquistare nuovi clienti. Tanto è
vero che il livello di concentrazione nel mercato domestico rimane elevato, con
il primo operatore che mantiene una quota di mercato attorno al 50 per cento. Anche
se gli operatori sostengono che la quota del 32% di famiglie che hanno cambiato
almeno una volta operatore è tra le più alte d'Europa.
In effetti, non c'è grande conoscenza tra i consumatori del fatto che si possa
scegliere la società che fornisce elettricità e gas direttamente sul mercato.
Le cause? Poche offerte veramente concorrenziali e una bolletta in cui quanto
si paga per la materia prima (l'elettricità o il metano) è circa un terzo del
totale: il resto va in una serie di spese aggiuntive per il servizio, oneri, incentivi
e tasse.
Per paradosso, il numero degli operatori che offrono la fornitura elettrica è
in costante aumento:
soltanto
dal 2012 al 2015 (ultimo anno di dati disponibili) le società attive sono
passate da 219 a 335. Ma questo dipende dal fatto che si contendono non il
mercato delle famiglie ma quello delle piccole e medie imprese, dei negozi,
degli uffici, dove gli sconti sono anche notevoli.
Fonte:
R.it
La Repubblica
di LUCA
PAGNI